D’antoni, l’innovatore senza anello che ha riscritto il basket
Mike D’Antoni è entrato nella Hall of Fame. Un riconoscimento meritato, non per i trofei mancati, ma per la rivoluzione che ha impresso al basket moderno. Un visionario che, con i Phoenix Suns di “Seven seconds or less”, ha cambiato per sempre il modo di concepire il gioco.

Un’eredità offensiva ineguagliabile
Sedici stagioni da capo allenatore in NBA, senza un anello al dito. Un dato di fatto che, però, non rende giustizia all’impatto che D’Antoni ha avuto sulla pallacanestro. Il suo approccio offensivo, basato sulla velocità, il tiro da tre e la circolazione di palla, ha ispirato generazioni di allenatori e giocatori. Steve Kerr, con i Golden State Warriors, ne è l’esempio più lampante.
Ricordiamo i suoi 672 successi contro 526 sconfitte, i due premi di “Allenatore dell’anno” (2005 a Phoenix e 2017 a Houston). Ma i numeri, in questo caso, sono secondari rispetto alla filosofia che ha portato nel basket. D’Antoni ha dimostrato che si può vincere con un gioco spettacolare, basato sull’intelligenza e sulla creatività dei singoli.
Un’ironia amara: la squadra dei Suns, guidata da Steve Nash, forse la più talentuosa mai vista in Arizona, è stata frenata da infortuni e decisioni arbitrali controverse nei playoff del 2007. Diaw e Stoudemire, espulsi in maniera dubbia proprio contro gli Spurs, sono diventati simboli di una squadra che meritava di più. Ma la lezione, in termini di stile di gioco, era già stata impartita.
Oggi, l’ingresso nella Hall of Fame è la degna conclusione di una carriera costellata di successi, non solo in termini di risultati, ma soprattutto di innovazione e influenza. D’Antoni ha lasciato un segno indelebile nel basket, dimostrando che si può cambiare il gioco senza necessariamente vincere un campionato.
La sua Storia, quella di un allenatore che ha osato sfidare le convenzioni e che ha regalato al mondo uno spettacolo unico, è un monito per tutti coloro che credono che il basket sia, prima di tutto, un gioco.
