Krol, il re azzurro: 'un ricordo di mergellina e cruijff'
Ruud Krol, leggenda del Napoli e del calcio mondiale, torna a parlare della sua avventura in azzurro, un capitolo indimenticabile della sua vita da difensore all’attacco. Un uomo di poche parole, ma dalle immagini nitide, capace di evocare ricordi intensi e un’emozione profonda.
Un arrivo accidentato e un’amore inaspettato
L’arrivo a Napoli fu tutt’altro che scontato. Dopo un lungo percorso che lo vide allontanarsi dal suo Amsterdam, il club partenopeo lo chiamò con un’offerta concreta, quella che Antonio Juliano gli aveva fatto già da tempo, in Olanda. Un’occasione che Krol accettò, nonostante la logistica complessa: 42 ore di viaggio da Vancouver a Toronto, New York, Francoforte e infine Napoli, con un’arrivo alle prime ore del mattino e una presentazione da affrontare dopo poche ore di riposo. “Volevo dormire”, confessa con la franchezza che lo contraddistingue.
Ma fu proprio in quel Napoli che Krol scoprì la vera passione, un’attrazione irresistibile per una città e per un calcio che lo conquistarono, trasformandolo, a suo dire, in un olandese napoletano.

I pescatori di mergellina e l’eco di ‘fiori, fiori’
Ricordi indelebili per Krol sono quelli legati alla città. “Ogni volta che torno, basta salire su un taxi per essere inondato da così tanti ricordi… I giovani mi dicono ‘sei stato un eroe per mio padre, ho una foto tua a casa mia’. Quanto è bello essere ricordati”, racconta con un sorriso. E poi, naturalmente, i pescatori di Mergellina, una presenza costante nella sua vita partenopea. “Un episodio su tutti: un giorno mi svegliai presto e andai a fare una passeggiata sul lungomare. Camminai fino a Mergellina, un pescatore mi vide e chiamò tutti gli altri. ‘C’è Krol, c’è Krol’. Si avvicinarono, mi abbracciarono, ricordo ancora le loro mani e poi l’odore del pesce, fortissimo, ovunque. Non ero abituato a tutto questo calore”.

Cruijff, il tecnico in campo e il mancino imperfetto
La sua carriera, costellata di successi con l’Ajax e la nazionale olandese, è stata fortemente influenzata da Johan Cruijff. “In una parola: eccezionale. Ti rendeva un giocatore migliore. Io ero un libero, oppure un centrale di difesa e poi ho giocato a sinistra. Ma il mio mancino non era perfetto, allora a fine allenamento restavo di più in campo con Johan per esercitarlo: io e lui a sinistra contro Mühren e Keizer. Ci stimolava, era un allenatore in campo, leggeva il calcio come nessun altro. Discutevamo anche, c’era un rapporto molto sincero. Sapeva di essere forte ma anche che senza gli altri dieci non poteva fare niente”.

Il napoli di spalletti: “una squadra che attacca sempre”
Ora, a 77 anni, Krol guarda indietro con orgoglio, consapevole del ‘grande chiazza “oranje”’ sulla sua “tavolozza”, composta da 16 trofei con l’Ajax. E poi, naturalmente, l’azzurro. “Il problema degli infortuni è stato una sciagura. Ma nonostante questo non è mai sceso al di sotto del quarto posto, fa capire quanto sia forte”. E se gli chiedessero quale squadra preferirebbe tra quella di Spalletti e quella di Conte, la risposta è lapidaria: “Dico il Napoli di Spalletti. A me piace una squadra che attacca sempre e che difende andando contro l’avversario. Prendere l’iniziativa e mai correre indietro. Questo è il mio calcio. Sempre avanti”.

Un sogno bambino e la lezione di rivera
Ricorda ancora il suo debutto in Italia, un viaggio estenuante da Vancouver a Napoli. E, soprattutto, l’incontro con Gianni Rivera, un talento che lo ha ispirato fin da bambino. “Mi ricordo una partita contro l’Ascoli. Volevo tenere alta la linea del fuorigioco ma continuavo a dire: “Fiori, fiori”. A fine partita chiesi un insegnante di italiano. Prima ho imparato tutti i termini calcistici, poi a tenere una conversazione”. “Mi ricordo una partita contro l'Ascoli. Volevo tenere alta la linea del fuorigioco ma continuavo a dire: “Fiori, fiori”.
Un finale d’epoca: “il sole e il caffè”
E ora, mentre si guarda indietro, Krol non si stanca di ripetere: “Un ricordo, un pallone, un raggio di sole… Basta”.
