Savicevic, il genio che driblava la storia: la finale del '94 e il milan che non dimentica
La leggenda del calcio jugoslavo, Dejan Savicevic, torna a far parlare di sé a trent’anni dalla finale di Champions League che consacrò la sua carriera. Un’impresa incredibile, un dribbling inarrestabile e un Milan che, ancora oggi, ne ricorda l’eco.
Il capolavoro al camp nou: 4-0 al barcellona
Era il 1994. Il Barcellona di Cruijff, considerato inamovibile, si trovava di fronte a una Stella Rossa devastante. La partita, vinta 4-0 dai serbi, è un ricordo indelebile per Savicevic: «Ricordo la pressione, l’adrenalina. Quella notte ho visto la palla e ho saputo dove andare». Il terzo gol, un pallonetto magistrale che infila la rete sotto la traversa, resta il suo capolavoro.

Dribbling, finta e un’anima slava
Savicevic non era solo talento, era un’arte. Un gioco che sfidava la logica, un’estetica del dribbling che sembrava provenire da un’altra epoca. «Puntavo il difensore col pallone incollato al piede sinistro», racconta. «Una finta, hop, e l’avversario si sbilanciava». Un flusso ininterrotto di dribbling strettissimi, controlli di precisione e una capacità innata di tornare indietro per tormentare ancora l’avversario. Un calcio puro, senza compromessi.

Litigi con capello e l’amore per il milan
La sua personalità forte e la visione del calcio anticonvenzionale lo portarono a scontrarsi con Fabio Capello al Milan. «Volevo imporre la mia visione, il mio modo di giocare», afferma Savicevic. Ma la sua carriera è stata costellata di successi: tre scudetti, la Champions League, la Supercoppa Uefa e tre Supercoppe italiane. Un palmarès che testimonia la sua grandezza.

Boban e la poesia del dribbling
«Savicevic era divinamente animalesco… incarna un calcio sublime come poesia», ha scritto Zvonimir Boban nella prefazione del suo libro. Un’analisi che racchiude l’essenza del suo gioco: un’esplosione di creatività, un’attrazione per la bellezza e una capacità di emozionare che lo hanno reso uno dei giocatori più amati di tutti i tempi. Oggi, a Sesto San Giovanni, il Milan Club celebra la sua memoria, un omaggio a un genio che ha saputo dribbling la storia.

Un futuro in bilico
Nonostante la gloria passata, Savicevic ammetteva la fragilità fisica. «Diego era Diego, io da giovane mi sono operato di pubalgia.». Un handicap che ne ha limitato l’impiego e, forse, la possibilità di raggiungere il suo pieno potenziale. Ma il suo spirito indomito e la passione per il calcio rimangono un esempio per le nuove generazioni.
