Wwe: pat mcafee, il salvatore inatteso che sta dividendo i fan
Il clamoroso ritorno di Pat McAfee a WWE SmackDown ha scatenato un'ondata di sdegno tra i fan, culminando in un rating storico per il programma: un 0.58 su 10, il secondo peggiore nella storia della WWE dopo una memorabile (per i motivi sbagliati) puntata di NXT del 2010 che prevedeva una corsa con una carriola. Ma cosa è successo esattamente e perché questa scelta sta mettendo a dura prova la credibilità della compagnia?
La rivolta di mcafee: un ritorno inaspettato e controcorrente
La serata a St. Louis, terra natale di Randy Orton, aveva iniziato con l'attacco di Cody Rhodes al suo ex mentore, un proseguimento del loro feudo iniziato con il tradimento durante la firma del contratto. Ma il momento decisivo è arrivato con l'apparizione a sorpresa di Pat McAfee, ex giocatore di football americano, podcaster di successo e commentatore WWE. Non un semplice ritorno, ma una trasformazione: McAfee si è autoproclamato un “salvatore”, pronto a risollevare una WWE che, a suo dire, è lontana anni luce dalla gloriosa “Attitude Era”.
Le sue parole sono state impietose: ha citato la scarsa affluenza a WrestleMania e le quote televisive in calo di SmackDown, denunciando la visione creativa attuale. “Vediamo continuamente incontri di 45 minuti con lottatori di 1,65 metri senza alcun senso”, ha tuonato, provocando un'esplosione di reazioni negative.
McAfee, affiancato da Orton, ha attaccato Rhodes, definendolo simbolo di un declino inarrestabile. La sua retorica, un mix di critica feroce e autocelebrazione, ha lasciato molti fan esterrefatti e frustrati. La sensazione è che la WWE abbia sacrificato la coerenza narrativa sull'altare di uno spettacolo gratuito.

Dietro le quinte: l'influenza tko e la visione hollywoodiana
Un elemento cruciale è stato rivelato da Mike Johnson di Pro Wrestling Insider: la storyline con McAfee potrebbe non essere stata approvata da Triple H, il capo del dipartimento creativo WWE. Sembra che la decisione sia stata imposta dalla dirigenza di TKO, la società madre della WWE, forse addirittura dal CEO Ari Emmanuel. Un'ulteriore conferma arriva dai parallelismi con la passata WrestleMania, dove il rapper Travis Scott aveva avuto un ruolo prominente, anch'esso orchestrato da Emmanuel.
Il piano strategico sembra chiaro: sfruttare la popolarità di McAfee, un volto noto anche su ESPN, per aumentare la visibilità e attrarre nuovi spettatori. Bloomberg ha addirittura riportato che Emmanuel ambisce a trasformare McAfee nel “prossimo Sylvester Stallone”. Ma la strategia, a quanto pare, non tiene conto del sentimento dei fan più affezionati, che vedono in questa mossa una profanazione del wrestling.
Wade Keller, veterano giornalista di Pro Wrestling Torch, ha espresso la sua preoccupazione: “Quando inizi a denigrare il tuo stesso prodotto e i tuoi lottatori, hai perso ogni credibilità. Queste sono le vibrazioni di una WCW agonizzante.” Keller ha anche sottolineato come questa scelta abbia minato il percorso di Cody Rhodes verso il titolo mondiale, sminuendo il suo ruolo di campione. Il “Nightmare Americano” si ritrova ora in una posizione precaria, vittima di una trama forzata e priva di senso.
La WWE, un tempo pilastro dell'intrattenimento sportivo, sembra ora navigare in acque agitate, rischizzando di compromettere la sua eredità a causa di scelte creative discutibili dettate da logiche aziendali. Il futuro del wrestling, per ora, appare più incerto che mai.
