Volpi: 'marotta mi ha cambiato la vita, piacenza un incubo'
Sergio Volpi, un nome che evoca ricordi di grinta e leadership nel calcio italiano, ha rotto il silenzio, svelando aneddoti inediti e rivelazioni sorprendenti sulla sua carriera. Da Sampdoria, dove è stato un vero capitano, a Piacenza, teatro di un calcioscommesse che ha segnato la fine della sua parabola, Volpi non ha risparmiato dettagli e riflessioni.
Un destino segnato: da vialli e mancini alla sampdoria
“Il destino ha sempre avuto il mio nome”, esordisce Volpi, ricordando la sua infanzia da tifoso della Sampdoria, ossessionato da Vialli e Mancini. Un amore giovanile che si è trasformato in realtà, portandolo a indossare la fascia da capitano in una squadra che ha rappresentato, a suo dire, “un punto d’arrivo”. La sua carriera, un intreccio di scelte, opportunità e delusioni, è costellata di figure chiave che hanno plasmato il suo percorso.
Tra queste spicca Beppe Marotta, l'uomo che lo ha portato a Genova e con cui ha condiviso un rapporto speciale per cinque anni, tra Venezia e Sampdoria. “Si vedeva che era speciale, aveva un fiuto incredibile e sapeva tutto di tutti”, afferma Volpi, sottolineando la sua lungimiranza e capacità di gestione. Un contrasto netto con l'esperienza vissuta a Venezia sotto la guida di Luciano Spalletti, un allenatore dalle grandi idee, ma con cui il gruppo non riuscì a trovare la giusta sintonia.

L'incubo di piacenza e il rimpianto per la samp
Ma il capitolo più doloroso della sua carriera è senza dubbio quello di Piacenza, dove la vicenda del calcioscommesse ha segnato la sua fine. “Retrocedemmo in C perché alcuni nostri giocatori si vendevano le partite. Una roba folle, io non ci volevo credere”, ricorda con amarezza Volpi, esprimendo il suo rammarico per non essersi accorto di nulla e per essere stato coinvolto in un ambiente così degradato.
Il rimpianto più grande, però, rimane quello di non aver potuto chiudere la sua carriera alla Sampdoria. “Con Mazzarri non ci siamo trovati, probabilmente per colpa di entrambi. Ma sono rimasto deluso dal fatto che lui non mi abbia mai parlato”, confessa Volpi, lasciando trasparire una ferita ancora aperta. L'occasione sfuggita di salutare i tifosi genovesi, di dire addio al campo da gioco con l'orgoglio di chi ha sempre onorato la maglia, pesa ancora nel suo cuore.
Volpi conclude la sua testimonianza con una riflessione amara: il calcio, un mondo di passioni e sacrifici, può anche riservare delusioni e inganni. Ma il ricordo dei momenti trascorsi con i compagni, la gioia delle vittorie e l’amore per la maglia rimangono indelebili, scolpiti nel cuore di un uomo che ha vissuto il calcio con anima e corpo.
