Tour de France Femmes: Domani il Mont Ventoux, Reusser in testa
Domani, il Tour de France Femmes risponderà con la sfida del Mont Ventoux, il Gigante di Provenza, mai scalato nella corsa francese femminile. Nel 2017 le ragazze si erano arrampicate sull’Izoard di Coppi e Bartali, e sulla sua Casse Deserte, quell’arida pietraia che incute timore soltanto a vederla; nel 2023 la penultima tappa era arrivata in cima al Tourmalet nei Pirenei (prima Vollering), che il Tour maschile scoprì nel 1910; nel 2024 la corsa si era decisa sull’Alpe d’Huez, dove la polacca Niewiadoma aveva resistito per 4" all’assalto della Vollering e si era vestita con la maglia gialla finale.

Il Mont Ventoux: una sfida estrema
Adesso il Mont Ventoux: in classifica, la svizzera Marlen Reusser è in maglia gialla con 12" sull’olandese Demi Vollering, 1’17" sulla polacca Kasia Niewiadoma e 2’28" sulla tricolore Elisa Longo Borghini. La settima tappa, La Voulte sur Rhône-Mont Ventoux, prevede 146,8 km e 3500 metri di dislivello: la giornata più dura di questa edizione, una prova di sopravvivenza estrema, anche per le condizioni climatiche di questa estate. La salita si affronta dal versante sud di Bedoin/Saint Esteve, quello più impegnativo: sono 15,7 km all’8,8% medio con arrivo a 1910 metri di quota. Le pendenze più dure al secondo chilometro (10%), ma i primi 6 km sono quasi sempre su quei valori, e poi nel finale (9,5%). A 6 km dal traguardo si esce dal bosco e si trova lo Chalet Reynard: qui si incrociano le strade che salgono dai versanti di Bedoin e Sault, e quel punto di ristoro diventa la salvezza di chi vuole poi lanciarsi verso la vetta. Da questo momento ci sono solo pietre, caldo e sofferenza estrema: 6000 metri di Africa sahariana e Groenlandia trapiantate in Provenza, senza vegetazione, paesaggio lunare. Non cresce nulla perché non può crescere nulla. In cima c’è l’osservatorio meteo, che ha registrato punte record del Mistral (il maestrale) fino a 320 km all’ora. D’inverno nevica. Comunque vada sarà indimenticabile. E’ così ogni volta che si passa qui, con la flora che scompare prima della vetta e lascia spazio a pietre, polvere, asfalto rovente, vento, nebbia e tanto altro. Dipende dall’umore del Gigante.
Il petrarca— Il Mont Ventoux è stato scoperto dal poeta Francesco Petrarca nell’aprile del 1336. Petrarca si voleva ritrovare, un po’ come un ciclista in crisi. E così salì sul massiccio incubo dei francesi. Scelse come gregario il fratello Gherardo (più giovane): raggiunse la cima in 48 ore. Poi, seduto su una pietra, aprì le “Confessioni” di Sant’Agostino: “Vanno gli uomini a contemplare le cime di monti… e trascurano se stessi”. Il tunnel mistico era superato, Petrarca rivide la luce e rese omaggio al Gigante in una lettera (“Ascesa al monte Ventoso”) delle “Familiares”. È considerata