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Serie a: calcio contro il razzismo, capello, vieri e del piero in prima linea

La Lega calcio Serie A e UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) rilanciano la campagna “Keep Racism Out” per contrastare ogni forma di discriminazione nel calcio. L'iniziativa, che coinvolge testimonial di spicco, mira a diffondere un messaggio chiaro: il razzismo non ha posto nel mondo del pallone.

Calcio: un

Calcio: un'azione concreta per cambiare la cultura sportiva

L'impegno è rinnovato per la 29ª e 30ª giornata di campionato, con un'azione che si estende oltre i campi di gioco. La campagna, iniziata nel 2020, si avvale del sostegno di figure iconiche come Fabio Capello, Alessandro Del Piero e Christian Vieri, che hanno realizzato uno spot per sensibilizzare i tifosi.

Un gesto simbolico, ma potente: ogni calciatore, allenatore e ufficiale di gara riceverà una maglia e un manifesto con il logo “Keep Racism Out”. I capitani porteranno al braccio la fascia dedicata, mentre sulla manica destra delle maglie saranno presenti patch commemorative. Il kit ufficiale sarà disponibile anche in modalità Football Ultimate Team™ (FUT) di Ea Sports Fc 26.

“Il calcio deve essere un luogo di passione, fair play e inclusione,” ha dichiarato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli. “Il fatto che nelle ultime due stagioni non si siano registrate sanzioni per episodi di discriminazione razziale è un segnale incoraggiante, ma l’attenzione deve rimanere alta.”

La campagna non si limita alle azioni simboliche. Nelle interviste pre e post partita, dirigenti, allenatori e giocatori porteranno un adesivo con il logo “Keep Racism Out” e leggeranno un appello contro ogni forma di discriminazione. Anche i maxischermi trasmetteranno il video della campagna.

Il manifesto della campagna sottolinea che il razzismo non è un'opinione, ma un atto di complicità. Un messaggio forte, da portare ovunque, per affermare che il calcio non tollera l'odio.

L'iniziativa si inserisce in un contesto più ampio, con le leghe europee che si sono riunite a Sofia per discutere della crescita dei tornei internazionali. Un segnale che il calcio, come società, deve fare i conti con le proprie contraddizioni.

Il messaggio è chiaro: il razzismo non è un'opzione. Ed è un'affermazione che il mondo del calcio, finalmente, sembra pronto a sostenere.