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San siro, l'indagine sulla vendita tra questioni legali e silenzi di palazzo marino

Milano è al centro di un'indagine che investe il futuro di San Siro: sequestrati i dispositivi di nove indagati, tra cui l'ex assessore Giancarlo Tancredi, nell'ambito della vendita dello stadio a Inter e Milan. La vicenda solleva interrogativi sulla trasparenza del processo e sulle strategie dei comuni per gestire il patrimonio sportivo.

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Il sindaco sala difende la scelta, ma l'inchiesta non accenna a placarsi.

Il sequestro dei dispositivi – cellulari e computer – è stato disposto dalla Procura di Milano per recuperare messaggi e comunicazioni tra gli indagati e i rappresentanti delle due società calcistiche, Inter e Milan. L'inchiesta mira a chiarire le dinamiche che hanno portato alla decisione di vendere lo stadio e le aree circostanti, un accordo firmato il 5 novembre 2025.

Il direttore generale del Comune, Christian Malangone, figura chiave nell'indagine, ha rifiutato di fornire le password del suo computer e del telefono alla Guardia di Finanza, un gesto che ha alimentato ulteriormente le polemiche.

«Se Milan e Inter avessero abbandonato San Siro per costruire i loro stadi a San Donato Milanese e Rozzano, sarebbe stato un disastro», ha dichiarato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in un'intervista su Instagram. «Il Comune si sarebbe ritrovato con un impianto obsoleto e costosissimo, utilizzabile solo per qualche concerto. La legge stadi, anzi, spinge i comuni a contrattare direttamente con i club, senza bisogno di avvisi pubblici. L'avviso pubblico è stato solo per verificare se qualcuno avesse soluzioni alternative».

La strategia di Sala, che prevede la ristrutturazione dello stadio esistente, è condivisa dalla maggior parte dei milanesi, secondo il sindaco. Tuttavia, l'inchiesta mira a verificare se la procedura di vendita sia stata condotta nel rispetto delle normative e se siano state omesse informazioni rilevanti.

L'indagine si concentra anche sul ruolo di Giancarlo Tancredi, l'ex assessore comunale coinvolto nel processo di vendita, e sulle possibili irregolarità nella gestione dei fondi pubblici destinati al settore sportivo. La vicenda riapre il dibattito sul futuro di San Siro e sulla necessità di un piano strategico per lo sviluppo del calcio a Milano.

La mancata collaborazione di Malangone, figura di primo piano nel Comune, complica ulteriormente le indagini e solleva interrogativi sulla volontà di far luce su tutti gli aspetti della vicenda.

Il sequestro dei dispositivi e le difficoltà incontrate dagli inquirenti nel reperire le informazioni necessarie evidenziano la complessità dell'inchiesta, che potrebbe avere ripercussioni significative sul futuro di San Siro e sulla gestione del patrimonio sportivo comunale.

Il silenzio di Palazzo Marino, in questo momento cruciale, rischia di alimentare ulteriormente le speculazioni e minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

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