Rocchi sotto inchiesta: scandalo arbitri e rischio commissariamento
Un terremoto scuote il calcio italiano: Gianluca Rocchi, il prestigioso designatore degli arbitri di Serie A e B, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano per frode sportiva in concorso. Un’inchiesta che apre scenari inquietanti e che rischia di destabilizzare ulteriormente un sistema già provato da troppi scandali.
Nuovi indagati e il var sotto la lente
La vicenda si complica: non solo Rocchi, ma anche l’arbitro della Serie B Luigi Nasca, protagonista della partita Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, è finito nel mirino. E non è finita qui: anche Gervasoni, coinvolto nella stessa partita, è indagato per presunte manomissioni del rigore concesso agli emiliani.
Le carte, pesantissime, rivelano un’interferenza inaccettabile: l'addetto Var, Nasca, sollecitato dal direttore di gara Giuia durante la partita Salernitana-Modena, avrebbe dovuto richiamare l’arbitro per rivedere la decisione sul rigore. Un’azione che solleva interrogativi inquietanti sulla reale autonomia del Var.

Le voci all'aia: commissariamento in vista?
L’avvocato Grassani, esperto di diritto sportivo, ha escluso un commissariamento della FIGC, sottolineando la mancanza di presupposti legali e la necessità di rispettare l'autonomia dell'ordinamento sportivo. Tuttavia, l'inchiesta penale sul designatore Rocchi innesca una reazione a catena, con timori crescenti per la gestione arbitrale e il futuro del calcio italiano.
Cascini e casarin: “troppa politica”
L'ex designatore di Serie A e B, Lorenzo Cascini, ha espresso forte preoccupazione per il clima politico che avvolge l'arbitraggio: “Troppa politica, troppo arrivismo e troppi soldi. I soldi generano avidità, distolgono lo sguardo da ciò che dovrebbe essere al centro: l'arbitraggio”. Le parole dell'ex capo dei fischietti sono un monito amaro e un grido di allarme per il sistema.
Anche l’ex arbitro Minelli ha denunciato le “bussate” – correzioni arbitrali non uniformi – che avrebbero alterato le graduatorie e le carriere, svelando un sistema corrotto e spietato.
Prandelli e capello: “ancora calciopoli?”
Le reazioni delle personalità del calcio sono state immediate e severe. Cesare Prandelli, l'ultimo commissario tecnico dell'Italia, ha definito l'inchiesta un “fulmine a ciel sereno”, accusando una gestione poco chiara e la necessità di rivedere le regole del gioco. Roberto Capello, invece, ha espresso “dubbio” sulla fondatezza dell'accusa, invocando cautela e ricordando le gravi conseguenze già subite dal calcio italiano dopo Calciopoli nel 2006.
L'ex presidente del Consiglio Federale ha sottolineato che un commissariamento non rappresenta la panacea dei problemi, ma potrebbe rallentare i processi e compromettere l'autonomia del sistema sportivo. Un'analisi lucida e disincantata di una situazione complessa e preoccupante.
Il punto cruciale: salvare gli arbitri
La soluzione, secondo l’ex capo dei fischietti, è semplice: “Se vogliamo salvare il calcio, dobbiamo salvare gli arbitri”. Un appello disperato per un’istituzione che rischia di essere soffocata da interessi e speculazioni. La battaglia è appena iniziata.
