Petrolio in contropiede: 90 dollari al barile, guerra all'orizzonte
La corsa del petrolio non si ferma. I prezzi del greggio americano (Wti) e dell'europeo (Brent) hanno superato la barriera dei 90 dollari al barile, con incrementi del 12,21% e del 8,52% rispettivamente tra venerdì e sabato.
La strage dei prezzi: come ci siamo arrivati
L'attacco degli Stati Uniti e Israele contro l'Iran sabato 28 febbraio e la successiva risposta militare di Teheran hanno scatenato la parabola dei prezzi.
Lo stretto di Hormuz, che attraversa il Golfo Persico e rappresenta il 20% delle esportazioni di petrolio mondiali, è stato quasi chiuso, amplificando la tensione e innalzando i prezzi.
Teheran spara sui mercati
Nel giorno di sabato 7 marzo, il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarch, ha tentato di rassicurare l'opinione pubblica sulla riapertura dello stretto, affermando che solo le navi statunitensi e israeliane saranno prese di mira.
Tuttavia, Shekarch ha ribadito che l'Iran non potrà garantire la sicurezza delle navi di tutti i Paesi che attraverseranno lo stretto, in condizioni di guerra.
Il gas naturale liquefatto europeo (Ttf) ha anch'esso registrato un forte aumento, arrivando a 52 euro al megawattora, in aumento di 20 euro rispetto alla settimana precedente.