Pellizzari, la sfida al giro: ‘vingegaard distante? speriamo!’

Giulio Pellizzari si presenta al via del Giro d’Italia con una ambizione chiara: dimostrare di poter competere con i migliori, non più solo ‘scoprire’ il proprio valore. Il corridore marchigiano, fresco di terzo posto alla Tirreno-Adriatico e di una brillante prestazione al Tour of the Alps, punta a un Giro aperto e combattuto fino all’ultima settimana, con l’obiettivo di non cedere a Vingegaard.

Un approccio pragmatico, senza illusioni

‘Non parto per fare esperienza’, dichiara Pellizzari. ‘Ho già misurato il livello di alcuni rivali al Tour of the Alps. C’erano corridori come Bernal e Arensman. Non erano al top, ma al Giro saliranno di livello. Quindi servirà uno step in più anche da parte mia’. La squadra, guidata da Giovanni Aleotti e supportata da Moscon, Vlasov e Hindley, rappresenta un fattore cruciale. ‘Con Aleotti c’è un rapporto speciale’, spiega Pellizzari, ‘è il mio compagno di stanza e il mio fedele scudiero’.

La memoria del monte grappa

La memoria del monte grappa

Il ricordo del 2024, con il prestigioso transito per primo sulla tappa del Monte Grappa, rimane impresso nella mente del corridore. ‘La tappa del Monte Grappa, al Giro 2024, quando andai in fuga e transitai per primo al primo passaggio. Poi Tadej Pogacar mi riprese durante l’ultima ascesa del Grappa e vinse, ma arrivai tra i primi (6°; ndr). È stato uno dei momenti più belli anche perché eravamo in Veneto, nella mia seconda casa’. Un’emozione che lo spinge a voler ‘reggere quell’urto’ e a non nascondersi quando la squadra lavora per lui. Pellizzari, soprannominato il ‘Duca di Camerino’ dal telecronista Luca Gregorio, ricorda con affetto la sua terra, Camerino, e il patrono San Venanzio, celebrato il 18 maggio. ‘Michele, mio fratello, è marchigiano come me’, racconta Pellizzari, ‘è stato un momento speciale. Mio padre Achille mi ha messo sulla bici, mia madre Francesca mi segue sempre, i miei fratelli Gabriele e Giorgia pure. C’erano anche i ragazzi del Gruppo Avis Frecce Azzurre’.

Un giro che parla chiaro

Un giro che parla chiaro

‘Spero di no’, conclude Pellizzari, ‘che Vingegaard sia distante. La strada dirà la verità, punto in alto. Non parto per fare esperienza: quella l’ho già fatta. Voglio capire dove posso arrivare davvero’. Un’affermazione decisa, che incarna la determinazione di un corridore pronto a puntare in alto, senza nascondersi e senza illusioni.