Milan, attacco fantasma: 2787' senza gol, record negativi da incubo
Il Milan di Pioli, a quattro giornate dalla conclusione del campionato, si ritrova a confrontarsi con una realtà scomoda: un attacco inaridito, capace di prosciugare le energie e le speranze di una squadra che, sulla carta, avrebbe dovuto brillare. Un digiuno di gol che si protrae da tempo immemore, un sintomo di una crisi più profonda che mina le certezze di un progetto ambizioso.

La sterilità delle punte: un incubo ricorrente
I numeri parlano chiaro: Rafa Leao, Christian Pulisic, Füllkrug, Nkunku e Giroud, le cinque punte rossonere, sommano ben 2.787 minuti senza gonfiare la rete. Un dato che lascia l'amaro in bocca, soprattutto se si considera la qualità tecnica e l'investimento economico fatto per questi giocatori. Pulisic, il triste recordman, vanta un digiuno di 958′, un'eternità nel calcio moderno. Gimenez, rientrato dopo un lungo stop, non riesce a ritrovare la forma smagliante che lo aveva contraddistinto in passato. Füllkrug, l'acquisto più deludente, è fermo al gol contro il Lecce, un guizzo effimero destinato a svanire nel nulla. Leao e Nkunku, i teorici trascinatori, si sono spenti in un campionato al di sotto delle aspettative.
Allegri, con la sua proverbiale schiettezza, aveva lanciato un campanello d'allarme dopo la vittoria di Verona: “Mancano i gol degli attaccanti? A questo punto della stagione non è più questione di chi segna, ma di fare i punti necessari per la Champions”. Parole che risuonano come un'amara constatazione, un invito a guardare i fatti senza fronzoli. Il Milan, infatti, ha un'identità ambivalente: una difesa impenetrabile, capace di annullare gli avversari, e un attacco sterile, incapace di trasformare il possesso palla in occasioni da gol.
Il tentativo di rivoluzionare il reparto offensivo con l'acquisto di Nkunku si è rivelato un fiasco. Il francese, arrivato con grandi aspettative, non è riuscito ad imporsi come punto di riferimento, anzi, ha contribuito ad appesantire un reparto già appesantito da scelte sbagliate e da una mancanza di chimica tra i giocatori. Füllkrug, acquistato per dare fisicità e presenza all'area di rigore, si è dimostrato un pesce fuor d'acqua nel campionato italiano. Il suo rendimento, al di sotto delle aspettative, lascia presagire un ritorno anticipato in Germania.
La partita contro la Juventus ha evidenziato le enormi difficoltà del reparto avanzato. Leao e Pulisic, incapaci di trovare la giusta intesa, hanno vagato per il campo senza lasciare il segno. Christian, instancabile corridore, si è disimpegnato in una serie di folli slalom, mentre Rafa, incapace di trovare spazi e occasioni, si è affidato a giocate improvvisate che raramente si sono concretizzate in pericoli per la difesa bianconera.
La domanda sorge spontanea: cosa sarebbe potuto essere il Milan con un attacco all'altezza di una difesa così solida? La risposta è lapidaria: un Milan capace di dominare il campionato e di conquistare la Champions League. Invece, si ritrova a lottare per un posto in Europa, con l'amaro in bocca e il rimpianto di non aver sfruttato al meglio il potenziale della squadra. La sterilità offensiva ha zavorrato un progetto che, sulla carta, avrebbe potuto cambiare il volto del calcio italiano.
