Lautaro, il motore inarrestabile: l'inter ha preso le distanze dallo scudetto
Un'esplosione di gol, un Lautaro in stato di grazia e un’Inter che sembra aver trovato la sua identità. La vittoria schiacciante contro la Roma ha acceso i riflettori sul capitano nerazzurro, ormai imprescindibile per Simone Inzaghi.
Il toro è la chiave: crespo non usa giri di parole
«Tutto. Lo seguo da quando era un ragazzo, i primi passi in Europa, nell’Inter che è un ambiente che conosco benissimo, quindi le sirene di altri grandi club che lo corteggiavano, ma lui non si è mai voluto distaccare dal suo amore. Questa prova di fedeltà ne ha fatto un simbolo»
La voce di Hernán Crespo è chiara: Lautaro non è solo un bomber, ma un simbolo. «A livello tecnico, tattico e fisico è cresciuto tantissimo». Ma cosa lo colpisce del giocatore? «La sensibilità nel trovare il gol, la capacità di leggere la porta prima che il pallone arrivi. Un esempio: il primo gol alla Roma, Thuram fa un'azione magistrale sulla destra e Lautaro si lancia in attacco con una determinazione che solo i centravanti veri conoscono»
Quando la squadra vacilla, Lautaro vacilla con lei. Un elemento che, come sottolinea l’ex attaccante, «vale mezza Inter». La prova è nelle prestazioni, negli assistenze, nei gol. Non solo finalizzatore, ma un esempio per i compagni, un leader silenzioso che detta i tempi.

La champions league: un campanello d'allarme?
Crespo non dimentica la delusione europea. «Ditemi una cosa: nella partita decisiva, quella di ritorno a San Siro contro il Bodo, Lautaro giocava? No, e qui ci può essere la spiegazione di una serata storta. Lautaro è una risorsa per la sua squadra e un problema per gli avversari: non sanno mai marcarlo, si muove su tutto il fronte, ha il tiro preciso da fuori area e nei sedici metri è letale»
Ma l’Inter di Chivu è davvero la più forte del campionato? «Credevo che fosse la più forte in Italia e lo sta dimostrando. Badate che non era così scontato. In estate ha cambiato allenatore, da Inzaghi a Chivu, ha cambiato metodi, e anche qualcosina dal punto di vista tattico. Qualche inciampo c’è stato ma alla lunga ha fatto vedere che è la migliore». Il punto di forza? La capacità di verticalizzare, di creare spazi, di non accontentarsi di un gioco piatto e prevedibile. Un cambio di mentalità, una visione nuova che ha dato i suoi frutti.

Il futuro a tinte nerazzurre
La strategia dirigenziale sembra puntare su un rinnovamento graduale, con l’inserimento di giovani talenti. «Dopo aver cambiato la guida tecnica, non hanno fatto la rivoluzione. Stanno inserendo, con molta attenzione, elementi nuovi per ringiovanire e dare energie fresche alla squadra. Qualche elemento faticherà un po’ all’inizio ad ambientarsi, ma alla lunga è una strategia vincente»
L’Inter può tornare a competere ai massimi livelli? «Penso che con questi presupposti l’Inter possa tornare protagonista anche in Champions». Non un’affermazione scontata, ma una credenza ferma, basata su una realtà che si sta manifestando davanti ai nostri occhi. La squadra ha ritrovato la sua identità, la sua forza, la sua capacità di lottare. E Lautaro, come sempre, è al centro di tutto.
