Inter, la procura rileva un giro inatteso: archiviazione del 2025 messa in discussione
Roma, 26 aprile – La Procura Federale non ha voltato pagina. L’avviso di garanzia per Gianluca Rocchi ha innescato immediatamente l’azione di Giuseppe Chinè, che si è rivolto al Pubblico Ministero di Milano per ottenere gli atti dell’inchiesta, una vicenda che si preannuncia decisiva il 30 aprile con l’interrogatorio del designatore. La svolta? Le accuse, infatti, sono radicalmente diverse da quelle che avevano portato all’archiviazione un anno fa.
Dalla segnalazione rocca, un nuovo scenario
Al centro di questa nuova indagine, scaturita dalla segnalazione del 21 maggio 2025 dell’assistente arbitrale Domenico Rocca (legata principalmente a valutazioni ritenute ingiuste e priva di riferimenti a presunte designazioni pilotate), emergono due episodi che sollevano interrogativi: la variazione del voto dell’assistente Perrotti al termine di Lazio-Genoa del 27 ottobre 2024 e la segnalazione di un rigore effettuata bussando sul vetro di una sala Var a Lissone per allertare il Var Daniele Paterna e l’Avar Simone Sozza. Un sistema, a quanto pare, che destasse forti dubbi.
La Procura Figc ha subito avviato un ciclo di audizioni per chiarire la dinamica. La prima, con Rocca il 30 maggio 2025, ha confermato i due episodi. La seconda, il 12 giugno, è stata con Rocchi, che ribadisce il suo dovere di designare gli arbitri che garantiscono maggiori certezze, nega ogni intervento nei casi di Lazio-Genoa e Udinese-Parma. Un’affermazione che, a suo modo, è stata contestata da Chinè.

Le audizioni: tozzi, paterna, sozza e le loro versioni
L’osservatore tecnico Riccardo Tozzi, ascoltato il 16 giugno, dichiara di aver modificato il voto di Perrotti (da 8.40 a 8.50) dopo aver rivisto un video che aveva inizialmente giudicato errato. Un’ammissione che ha sollevato interrogativi sulla possibile influenza di terzi. E sul caso della ‘bussata’ a Lissone, Paterna e Sozza sono stati sentiti il 10 luglio, negando con forza l’intervento di Rocchi, ricordando l’uso costante di cuffie insonorizzate. Nonostante la dichiarazione di Rocca, che a Chinè aveva ammesso di “non poter affermare con certezza” la presenza del designatore dietro al vetro.
Un contrasto che, inevitabilmente, alimenta le speculazioni. La Procura, infatti, aveva archiviato il procedimento a carico di Rocchi il 29 luglio, condividendo e approvando l’intervento della Procura Generale dello Sport del Coni – che, in assenza di opposizione, avrebbe potuto assumere l’indagine. Un’azione che, a suo tempo, è stata considerata completa e approfondita, priva di segnali di volontà di nascondere elementi rilevanti. Un’impressione che ora sembra essere stata messa in discussione.

Il futuro: un nuovo fascicolo in arrivo?
Stiamo parlando di un’indicazione del designatore, non di un dirigente di un club. La violazione del Codice di giustizia sportiva, se confermata, sarebbe stata relativa all’articolo 4, che riguarda i principi di lealtà, correttezza e probità. Ma la sanzione, in questo caso, non sarebbe stata particolarmente severa. Pronostici sulla Serie A generati dalla nostra IA. Prova gratis Gazzetta AI Predictor.
Tuttavia, la vicenda Rocchi non si esaurisce. L’archiviazione è stata “allo stato degli atti”, senza riferimenti alle accuse dei pm milanesi sulle presunte ‘combinazioni’ per la designazione dell’arbitro Colombo per Bologna-Inter e per Doveri nella semifinale di Coppa Italia Inter-Milan, con l’intento di favorire certi risultati. La giustizia sportiva dovrà ora compiere il suo percorso, iniziato ieri con la richiesta di atti a Milano, attesi nei prossimi giorni o, forse, dopo l’interrogatorio di Rocchi. Se emergessero elementi nuovi, si aprirà un nuovo fascicolo. Non si tratta, in definitiva, di un’epilogo, ma di un campanello d’allarme.
