Dallapé svela il segreto del doppio e mezzo rovesciato: la paura e la tecnica
Francesca Dallapé, argento olimpica e campionessa iridata, ha finalmente smitizzato il tuffo che la faceva storcere il naso: il doppio e mezzo rovesciato. Un’operazione che, ammetterà la stessa atleta, ha sempre suscitato un senso di disagio.
La sfida del rovesciato: un’avversione giustificata
“Non mi sono mai piaciuti i rovesciati in generale,” confessa Dallapé. “Dall’uno e mezzo da un metro al doppio e mezzo dai tre metri, tutto a causa di una procedura che ti vede partire con rincorsa e presalto guardando la piscina, per poi tornare indietro verso il trampolino. Mi ha sempre messo un po’ a disagio, una sensazione di perdita di controllo.” Ma la campionessa non si arrende e, con la sua solita franchezza, offre una guida pratica per affrontare questa sfida tecnica.

Tecnica e strategia: i punti chiave
Dallapé analizza passo dopo passo l’esecuzione, partendo dal presalto – “è fondamentale avere una traiettoria precisa e un buon raggio di spinta” – fino al salto vero e proprio. Sottolinea l’importanza di gestire la rotazione, che richiede un’ottima coordinazione e un’esecuzione impeccabile. “Non si tratta solo di forza,” spiega, “ma di tecnica e di consapevolezza del proprio corpo.”
Dove posizionare il tuffo nel programma
La campionessa fornisce indicazioni precise su dove collocare il doppio e mezzo rovesciato nel programma di gara, suggerendo di inserirlo in un momento strategico, ideale per sfruttare al meglio la fatica accumulata. “È un tuffo che richiede energia e concentrazione,” avverte, “quindi è meglio affrontarlo quando si è ancora in forma fisica al massimo.”
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