Conte torna a guidare l'italia? giaccherini: «è il condottiero che ci serve»

Il calcio italiano è alla ricerca di un nuovo volto, di una guida capace di ridare slancio ad una Nazionale ferita. E a parlare chiaro, con la voce di chi Conte l’ha vissuto da vicino, è Emanuele Giaccherini. L’ex centrocampista, compagno di squadra di Antonio ai tempi della Juventus e della Nazionale, non ha dubbi: il suo è il nome giusto per risollevare le sorti dell’Italia.

Un rapporto speciale, nato sul campo

Giaccherini, soprannominato “Giaccherinho” proprio da Conte, rievoca con affetto i momenti trascorsi sotto la sua guida. «Ricordo ancora il messaggio che mi mandò dopo l’esordio con la Juventus. Non ero soddisfatto della mia prestazione, sentivo la pressione. Antonio, con una sola frase, mi diede una carica incredibile. È un allenatore che ti entra dentro, che ti fa crescere. Ti spinge oltre il limite».

La metodologia di Conte, descritta da Giaccherini, è tutt’altro che indulgente. «Le sedute erano massacranti, a Coverciano vomitavamo, servivano le maschere d’ossigeno per arrivare a fine allenamento. Ma in campo volavamo. Ci disse che dovevamo essere soldati pronti alla battaglia, e la fame di noi giocatori fece la differenza».

Rifondare, come ai vecchi tempi

Rifondare, come ai vecchi tempi

L'ex centrocampista non esita a definire Conte «il migliore» per riportare l’Italia ai Mondiali. «Ha già dimostrato di saper fare bene in Nazionale, e lo dice la sua storia: ha rifondato la Juventus, l’Inter e il Napoli. E lo farebbe anche con l’Italia, ora più che mai». Un’impresa, sottolinea Giaccherini, che passa anche attraverso un cambio di mentalità. «Bisogna ristabilire un rapporto tra i club e la Nazionale, riscoprire l’amore per la maglia. Troppo spesso si pensa al business e ai soldi, dimenticando il valore dell’Italia».

Un aneddoto rivela la sua attenzione ai dettagli: «Dopo un’amichevole persa contro la Germania, ci urlò contro: ‘Volevate il livello, eccolo’. Una lezione che ci ha fatto crescere. All'Europeo del 2016, poi, abbiamo visto i risultati».

Giaccherini ricorda con nostalgia l’Europeo del 2016, «l’apice della mia carriera». La delusione per la sconfitta ai rigori contro la Germania è ancora viva. «Le lacrime di Barzagli erano quelle di tutti noi, di tutti gli italiani. Ma quel torneo, con un’alchimia pazzesca, resta un ricordo indelebile».

Con Conte alla guida, Giaccherini è convinto che l’Italia possa ritrovare la strada della vittoria. Un ritorno al passato, a quella fame e a quel coraggio che hanno sempre contraddistinto i migliori anni del calcio italiano. La chiamata è lanciata, ora spetta alla Federazione ascoltare il consiglio di chi, sul campo, ha imparato a conoscere Antonio Conte come pochi altri.