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Calcio under 17: aggressione all'arbitra, 5 anni al dirigente. il calcio giovanile sotto shock.

Una rimessa laterale. Questo è il movente, apparentemente insignificante, di un gesto di violenza inaccettabile che ha sconvolto il calcio sardo. Durante la partita Nuova La Salle-Gioventù Sarroch, valida per il campionato Under 17, un dirigente della squadra di casa, Guglielmo P., è stato squalificato per 5 anni per aver aggredito fisicamente l'arbitra, una ragazza di 17 anni.

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Un'arbitra ferita, il calcio giovanile sotto shock

L'episodio, avvenuto il 28 febbraio scorso, ha causato lesioni che hanno richiesto 45 giorni di prognosi per la giovane ufficiale di gara. Il comunicato della Lega Dilettanti descrive un'aggressione brutale: due schiaffi al volto e un pugno quando l'arbitra ha cercato di allontanarsi. Un atto di violenza che la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) condanna con fermezza.

“È inaccettabile che chi ricopre un ruolo educativo e di responsabilità nello Sport si renda protagonista di un gesto tanto vile quanto violento”, ha dichiarato l'associazione arbitri. La gravità dell'evento è tale da comportare la “preclusione definitiva alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc” per il dirigente.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulla sicurezza degli arbitri, soprattutto quelli che dirigono le partite giovanili. V., l'arbitra aggredita, ha ricevuto numerosi messaggi di supporto dai colleghi, anche di Serie A e B, e ha espresso la volontà di tornare ad arbitrare non appena possibile.

Non è l'unico episodio di violenza in Sardegna: un altro arbitro è stato aggredito in un'altra partita. Ma è l'accaduto a Sarroch a suscitare maggiore indignazione, rappresentando una vera e propria vergogna per il mondo del calcio.

La notizia solleva interrogativi profondi: come si può permettere che un gesto simile, compiuto da una figura che dovrebbe rappresentare un modello per i giovani, venga considerato accettabile? Il calcio giovanile, che dovrebbe essere un luogo di crescita e di valori, è stato teatro di una violenza che lascia sgomento. La reazione della FIGC è stata immediata e severa, ma il danno per l'immagine del calcio è profondo. Questo episodio non è solo una questione di sanzioni, ma una riflessione sulla cultura sportiva e sul rispetto dei ruoli.

La vicenda di V. è un campanello d'allarme. Il suo coraggio nel voler tornare ad arbitrare, nonostante l'aggressione subita, è un segnale di forza e di determinazione. Ma il vero cambiamento deve partire da una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti.

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