Binaghi, la polemica con garlando: tennis, calcio e ironia al limite

Un’escalation inattesa, una nota di colore che ha fatto breccia nel dibattito sportivo italiano. Il presidente della Federazione Tennis e Padel, Angelo Binaghi, ha risposto con un’amara lettera alla rubrica ‘La Sveglia’ di Luigi Garlando sulla Gazzetta dello Sport, scatenando un controverso scambio di opinioni.

La battuta su wimbledon: un’accusa velata?

Tutto è iniziato con una battuta, apparentemente innocua, sul distratto Binaghi che preferiva Wimbledon alla Nazionale. Ma Garlando, con la sua solita vena critica, ha trasformato il commento in una vera e propria presa in giro, sollevando interrogativi sulla gestione del calcio italiano.

Binaghi, tuttavia, ha reagito con veemenza, definendo la critica di Garlando “drammatica” e “irrispettosa” nei confronti della passione dei tifosi. Ha ribadito che la sua battuta era un’espressione di ironia, una pratica radicata nella cultura sportiva, e ha espresso rammarico per l’utilizzo del pezzo sportivo per alimentare un “martellamento ossessivo” contro il calcio.

La vera grana, però, risiede nel sottotesto: una denuncia silenziosa dell’inadeguatezza della classe dirigente calcistica, un’accusa a chi, secondo Binaghi, ha impoverito un patrimonio straordinario.

Dall’amsicora al sant’elia, un’eredità di serietà

Dall’amsicora al sant’elia, un’eredità di serietà

Il presidente della Federazione, cresciuto tra le leggende del calcio locale, ha ricordato con nostalgia i tempi in cui i campioni erano anche persone serie, capaci di incarnare valori come il rispetto e la dedizione. Un contrasto netto con la situazione attuale, dove, secondo Binaghi, prevale la ricerca di colpevoli e la mancanza di una vera riflessione sui limiti del calcio.

“C’è un passaggio che mi ha colpito,” continua Binaghi. “Lei ci invita a non fare come Kyrgios nei confronti di Sinner. Ma nel mondo reale, Sinner siamo noi: lavoriamo a testa bassa, vinciamo e veniamo rispettati in tutto il mondo. Kyrgios, semmai, somiglia al calcio italiano di questi anni: invece di interrogarsi sui propri limiti, preferisce spesso cercare un colpevole altrove.”

L’ironia come difesa: un rischio potenziale

L’ironia come difesa: un rischio potenziale

Binaghi conclude con un monito: “Se il calcio saprà riformarsi recuperando la serietà dei suoi protagonisti migliori, sarò, mi creda, il primo a festeggiare. Se invece continuerà a confondere l’ironia con l’irriverenza e ogni sorriso con una minaccia, rischierà di tornare d’attualità un celebre slogan degli anni Settanta: ‘Una risata li seppellirà’.”

Un’affermazione potente, un campanello d’allarme che sottolinea la necessità di un cambio di rotta nel calcio italiano. La battaglia è aperta, e l’ironia, questa volta, sembra essere l’unica arma a disposizione di Binaghi.