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San marino, l'ex-difensore cevoli svela i segreti per battere la bosnia: «dzeko è il pericolo numero uno»

Zenica, atmosfera da bolgia. Il piccolo stadio Bilino Polje, con i suoi tifosi che si fanno sentire anche dai balconi, è pronto a ospitare un match cruciale per l’accesso al Mondiale. L'Italia di Gattuso deve affrontare una Bosnia prevedibile, ma con insidie che non possono essere sottovalutate. Roberto Cevoli, ex difensore e attuale CT della nazionale sammarinese, ha avuto un ruolo chiave nella preparazione di questo confronto.

Cevoli: «la bosnia è lenta, ma pericolosa»

«Hanno un gioco lento, compassato, ma individualità importanti, soprattutto Dzeko», spiega Cevoli. L'attaccante bosniaco, a 40 anni, rimane un pericolo costante, capace di segnare anche contro squadre di alto livello. Ma non solo lui: da segnalare il giovane Alajbegovic, che ha segnato il suo primo gol con la nazionale proprio contro la squadra sammarinese.

L’Italia ha avuto la possibilità di studiare la Bosnia durante la fase di qualificazione. «Abbiamo giocato a Zenica a giugno, con un caldo soffocante. Lo stadio è piccolo, angusto, e i tifosi sono molto calorosi. Abbiamo provato a imporre un ritmo alto, pressando e raddoppiando il portatore di palla. La squadra bosniaca, però, è prevedibile e subisce nei contrasti fisici. Il possesso palla era facile da gestire, ma attenzione a non sottovalutare l’ambiente. Il pubblico è un fattore importante».

Cevoli ricorda anche un episodio particolare: «Lo spogliatoio era al secondo piano, raggiungibile solo con due rampe di scale ripide. I magazzinieri hanno faticato a portare il materiale, senza ascensore. E non solo dalle tribune: i tifosi si sostengono anche dai balconi, come all’Ezio Scida di Crotone».

Un aneddoto curioso riguarda il rapporto con Carlo Ancelotti, che, durante un periodo in cui Cevoli giocava con la Reggiana nel 1995, lo ha ringraziato per il primo posto nel girone D di Nations League. «Mi ha telefonato per complimentarsi e mi ha lanciato una sfida: organizzare un amichevole tra Brasile e San Marino. Mi ha promesso che lo farà». Un'impresa che, per una squadra composta principalmente da dilettanti, sarebbe storica.

«Colombo e Nanni sono gli unici professionisti, il resto gioca in campionati dilettantistici o lavora in fabbrica, come ragionieri o grafici. Molti arrivano agli allenamenti dopo otto ore di lavoro o devono prendere ferie per trasferte. Ma nessuno si lamenta: la dedizione per la maglia di San Marino è enorme». L'Italia, con la sua qualità superiore, ha le carte in regola per vincere e qualificarsi al Mondiale dopo 12 anni.

La partita sarà arbitrata da Turpin, con un precedente che aggiunge ulteriore interesse all’incontro.