Decrescita delle vittime stradali in europa: un passo indietro?

L’Europa rallenta la corsa verso la sicurezza stradale. Nel 2025, nonostante una diminuzione del 3% rispetto all’anno precedente, si prevede un numero di vittime pari a 19.400, ben distanti dall’obiettivo del 2030 di dimezzare il bilancio delle strade.

Un progresso insufficiente: le differenze nazionali sono marcate

La Commissione Europea evidenzia un quadro discordante: mentre alcuni paesi, come Estonia e Grecia, registrano cali significativi della mortalità – un -38% e -22% rispettivamente – altri, come Bulgaria e Romania, faticano a invertire la tendenza, mantenendo tassi di mortalità ancora elevatissimi, superiori a quelli di Svezia e Norvegia.

Un calo annuo del 4,6% sarebbe quindi necessario per raggiungere la soglia desiderata. Un ritmo, a detta del Commissario europeo Apostolos Tzitzikostas, ‘insufficiente’ e che richiede un’azione ‘più rapida e determinata’. I costi sociali, già enormi – circa il 2% del PIL – non possono essere sottovalutati.

Le lacune strutturali: una realtà complessa

Le lacune strutturali: una realtà complessa

La situazione è particolarmente critica in Italia, dove il tasso di mortalità è diminuito solo del 4% rispetto al 2019, un miglioramento modesto rispetto al -9% registrato tra il 2019 e il 2025. Per ogni vittima stradale, infatti, si contano ben cinque feriti gravi, un dato che sottolinea la drammatica realtà del nostro paese.

Dati chiave: un quadro allarmante

Dati chiave: un quadro allarmante

Nel 2025, 43 vittime per milione di abitanti hanno pagato con la vita il loro tragico destino sulle strade europee. Un numero che, se confrontato con il 2019, evidenzia un ricorso ancora eccessivo alla velocità, un fattore determinante in molti incidenti. La Commissione Europea stima che, complessivamente, l’Europa ha registrato un calo del 15% rispetto al 2019 e del 3% rispetto al 2024, ma questi progressi non sono sufficienti a garantire la sicurezza.

Conclusioni: l

Conclusioni: l'urgenza di un cambio di marcia

È necessario, dunque, un cambio di marcia. Un’azione mirata, con investimenti adeguati e politiche efficaci, per ridurre i rischi e salvare vite umane. L’Europa, e l’Italia in primis, non possono permettersi di restare indietro in questa battaglia cruciale per la sicurezza di tutti. È un dato di fatto: la strada verso la sicurezza stradale è ancora lunga e irta di ostacoli.