Sollecito: 'sette italiani su dieci pensano ancora che sii colpevole'

Raffaele Sollecito, il nome legato all'omicidio di Meredith Kercher, rompe il silenzio. In una lunga e intensa intervista a Belve Crime, l'ingegnere informatico rivela le cicatrici ancora aperte a distanza di anni dall'assoluzione definitiva, un fardello che continua a pesare sulla sua vita.

Un pregiudizio inestirpabile

Dopo un periodo di relativa lontananza dai riflettori, Sollecito si apre con Francesca Fagnani, svelando dettagli inediti e affrontando il tema del pregiudizio che ancora lo accompagna. La cifra è sconcertante: “Sette italiani su dieci pensano ancora che io sia colpevole”. Un dato che testimonia la difficoltà di voltare pagina, nonostante le sentenze che lo hanno scagionato.

Le pressioni psicologiche e le intimidazioni subite durante i primi interrogatori in Questura, un incubo che ha segnato profondamente la sua esistenza, vengono ripercorse con dovizia di particolari. Ma non è solo il passato a tormentarlo. Sollecito racconta come questo stigma abbia avuto ripercussioni concrete sulla sua carriera: “Ci sono state aziende che mi hanno stracciato il contratto appena hanno scoperto la vicenda che mi riguardava”. Un atto di discriminazione che evidenzia la persistenza di un giudizio sommario e ingiusto.

Oltre il caso: una vita in bilico

Oltre il caso: una vita in bilico

Oggi, Sollecito vive tra Berlino e la Puglia, cercando di ricostruire una vita normale. Il suo lavoro di ingegnere informatico è un tentativo di lasciarsi il passato alle spalle, ma l'ombra del delitto di Perugia continua a proiettarsi sulla sua quotidianità. La domanda di Fagnani, “50 e 50?”, a cui Sollecito risponde con un lapidario “Il 70% crede che io sia colpevole”, è un campanello d'allarme sulla fragilità della presunzione di innocenza e sulla difficoltà di riabilitare un'immagine compromessa.

L'intervista, introdotta dalla youtuber e podcaster Elisa True Crime, promette di essere un viaggio nel lato oscuro dell'animo umano, un'esplorazione delle zone grigie della giustizia e della memoria collettiva. Belve Crime, con la sua formula provocatoria, continua a sollevare interrogativi scomodi e a mettere a nudo le ferite ancora aperte di casi che hanno scosso l'Italia.