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Chelsea, i fondi della vendita bloccati: abramovich sfida il governo britannico

Londra – Quasi quattro anni dopo la cessione al property tycoon Todd Boehly, i 2,7 miliardi di euro derivanti dalla vendita del Chelsea sono ancora bloccati. La disputa legale tra l'ex proprietario Roman Abramovich e il governo britannico si infittisce, con l'oligarca russo che rivendica il controllo dei fondi destinati alle vittime della guerra in Ucraina.

Abramovich contesta il governo: "i soldi sono miei e di mio cliente."

La controversia, resa pubblica da una lettera inviata al Primo Ministro britannico Keir Starmer, riguarda la gestione dei proventi della vendita del club. Abramovich aveva promesso di devolvere la maggior parte dei ricavi alle vittime del conflitto ucraino, una promessa che sembra lontana dalla realtà.

La lettera, redatta dai legali dell'oligarca, ribadisce che i fondi, per un ammontare di 2,7 miliardi di euro, sono stati congelati in un conto inaccessibile. Abramovich sostiene che il governo britannico vorrebbe esercitare il controllo diretto su tali risorse, creando una propria fondazione per distribuirli. Una mossa che l'ex proprietario considera una limitazione della sua volontà di aiutare le vittime, inclusi, secondo lui, anche quelli russi.

La questione complica ulteriormente la situazione la controversa vicenda legata ai 1,6 miliardi di euro prestati al Chelsea attraverso la società Camberley International Investment Limited, gestita da Eugene Tenenbaum, anch'egli soggetto a sanzioni britanniche. Questa società è al centro di un'indagine a Jersey, dove il governo regionale ha congelato oltre 6 miliardi di euro di proprietà di Abramovich. I legali dell'oligarca sostengono che questa indagine è la causa principale del blocco dei fondi del Chelsea.

Starmer ha concesso ad Abramovich un termine ultimo, fissato per il 17 marzo, per liberare i fondi. In caso contrario, il governo minaccia azioni legali. Ma la lettera dei legali dell'oligarca sembra preludere a un'ulteriore escalation giudiziaria. La cifra che parla da sola è di 2,7 miliardi di euro, una somma che potrebbe fare la differenza per milioni di persone.

La vicenda solleva interrogativi sulla trasparenza e l'efficacia della gestione dei beni confiscati a figure vicine al Cremlino. E, soprattutto, sulla capacità di raggiungere effettivamente chi ha bisogno, in un conflitto che continua a mietere vittime.

Il Chelsea, un club simbolo del calcio inglese, è diventato terreno di scontro politico e legale. La sua storia, ora, è intrisa di incertezza e di una promessa non mantenuta.

La battaglia legale si preannuncia lunga e complessa: i soldi arrivano, ma quando? E a chi?