Brera, l'america che rifiutò il genio: il viaggio segreto del giornalista sportivo
Il giornalista sportivo Gianni Brera, figura leggendaria del giornalismo italiano, non tornò mai più in America dopo un'esperienza che lo segnò profondamente. Un capitolo inedito della sua vita, ora riproposto nel volume “Viaggio in America” edito da Aragno.

Dalle olimpiadi di roma alla fuga verso l'ignoto
Il libro raccoglie i nove articoli che Brera dedicò al Continente Nuovo tra il 1955 e il 1956, un reportage di prima mano che spaziava dall'ippica al pugilato, dall'atletica all'automobilismo. Un'occasione per Brera, allora giovane e ambizioso, di staccare dalla frenesia del giornalismo italiano e cercare nuove strade professionali.
L'esperienza americana, però, non fu quella che aveva immaginato. Brera, abituato all'atmosfera vivace e ai ritmi frenetici del suo Paese, si sentì spaesato di fronte alla vastità e all'apparente anonimato del Nuovo Mondo. “L’America nega ogni possibilità di comunione umana”, scrisse alla moglie Rina, rivelando un profondo senso di estraneità.
Ma non fu solo questo a spingere Brera a rinunciare al viaggio. Il giornalista, noto per la sua vivacità e il suo talento comunicativo, si sentì isolato dalla lingua e dalla cultura americana. Inoltre, un'intervista a Avery Brundage, presidente del CIO, rivelò un’atmosfera che non corrispondeva alle aspettative del giornalista.
Il volume riporta anche un aneddoto curioso: le voci che circolavano sulla duchessa di Windsor e su una sua presunta infedeltà durante una gara automobilistica ad Indianapolis. Brera, con la sua ironia e il suo acume, non si perse nulla.
La breve parentesi in America segnò una svolta nella carriera di Brera, che poco dopo divenne responsabile della sezione sportiva del quotidiano Il Giorno, consolidando la sua fama di uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani. Un successo che, però, non gli impedì di rimanere fedele alle sue radici padane.
Il libro, con l'introduzione di Claudio Rinaldi,