Gasolio in picchiata: l'e-commerce spinge all'alto dei costi di spedizione

L’aumento vertiginoso del prezzo del gasolio, trainato dal conflitto in corso, sta già mettendo a dura prova le tasche degli italiani, ma le conseguenze si faranno sentire ben oltre il conto carburante.

Un’onda d’urto per il commercio online

Un’onda d’urto per il commercio online

Secondo i dati di Netcomm, il volume delle spedizioni e-commerce in Italia supera gli 800 milioni di pacchi all'anno e si prevede un’accelerazione verso il miliardo. Un dato allarmante, considerando che l’incremento del costo del carburante si tradurrà in costi di trasporto più elevati per le aziende.

La situazione è particolarmente critica per le imprese che si affidano alla logistica di Amazon, che ha già annunciato un aumento del 3,5% sui costi di gestione in Nord America e un 1,5% in Europa, con l'impatto diretto sulle tariffe di spedizione.

Ma non è tutto: le aziende, per mitigare l'impatto, potrebbero optare per un trasporto meno efficiente, privilegiando mezzi parzialmente vuoti o addirittura il trasporto ferroviario, rallentando i tempi di consegna e modificando radicalmente l’esperienza d’acquisto.

Un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia rivela un incremento del 20,9% del prezzo del diesel, ovvero 36 centesimi al litro, da 1,721 euro a 2,080 euro. Un dato che, unito al fatto che quasi la metà delle imprese di autotrasporto non beneficia dei recenti decreti, evidenzia la gravità della situazione.

La fine della politica del reso gratuito, già in atto per contenere i costi di gestione dei resi, rappresenterà un ulteriore colpo per i consumatori. Molti operatori online stanno introducendo costi fissi per i resi, trattenuti dal rimborso, scoraggiando pratiche di acquisto impulsive.

La spirale al rialzo dei costi di trasporto, dunque, minaccia di erodere il potere d'acquisto degli italiani e di alterare le abitudini di consumo online. Un quadro preoccupante, che richiede interventi urgenti e mirati.