Mar rosso: la crisi houthi rischia di bloccare il commercio globale

Il Mar Rosso, arteria vitale per il commercio internazionale, è sull’orlo del collasso. Gli attacchi missilistici degli Houthi, il gruppo armato yemenita, hanno trasformato lo Stretto di Bab el-Mandeb in un focolaio di instabilità, minacciando di paralizzare il flusso di energia e merci tra Asia ed Europa e di far impennare i prezzi a livello globale.

Un colpo al cuore del commercio mondiale

Il Canale di Suez, che insieme a Bab el-Mandeb costituisce la via di comunicazione marittima del Mar Rosso, gestisce circa il 12% del commercio mondiale, pari al 30% del traffico globale di container e merci per un valore superiore a 1.000 miliardi di dollari. La minaccia di chiusura da parte degli Houthi, sostenuti da Teheran, rischia di innescare una crisi economica di proporzioni epiche, colpendo duramente Arabia Saudita, Egitto e Sudan, ma anche i mercati europei e asiatici.

Riccardo Rossi, analista di Gazzetta Motori, spiega come questa crisi si inserisca in un contesto geopolitico più ampio: “Con la chiusura dello Stretto di Hormuz, le infrastrutture energetiche dell’Egitto, dell’Arabia Saudita e in parte del Sudan hanno acquisito un ruolo strategico cruciale per i flussi energetici diretti in Europa o nell’Asia-Pacifico. Ora, la minaccia yemenita amplifica ulteriormente i rischi.”

Infrastrutture a rischio: tra oleodotti e raffinerie

Infrastrutture a rischio: tra oleodotti e raffinerie

L’Arabia Saudita ha investito massicciamente in infrastrutture energetiche lungo la costa del Mar Rosso, tra cui l’oleodotto East–West, capace di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno, e diverse raffinerie. L’Egitto, controllando il Canale di Suez e l’oleodotto Suez-Mediterranean, esercita un ruolo chiave nella gestione dei flussi commerciali. Ma la dipendenza da queste vie marittime rende il sistema vulnerabile a interruzioni.

L’Egitto, ad esempio, ha sviluppato otto impianti di raffinazione con una capacità complessiva di circa 763.000 barili al giorno, mentre il Sudan esporta attraverso Port Sudan circa 100.000-150.000 barili al giorno di petrolio del Sud Sudan. Un attacco mirato a queste infrastrutture potrebbe avere conseguenze disastrose.

Strategie e scenari: cosa fare?

Strategie e scenari: cosa fare?

Le strategie a breve termine si concentrano sul rafforzamento della sicurezza marittima e sulla diversificazione delle rotte commerciali. Saudi Aramco ha delineato un piano di investimento triennale per ammodernare le infrastrutture esistenti e svilupparne di nuove, mentre l’Egitto potrebbe attrarre maggiori investimenti diretti esteri, come già accaduto nel settore automobilistico.

Ma la soluzione a lungo termine passa da una stabilizzazione della regione e da una maggiore cooperazione tra i paesi coinvolti. Come sottolinea Rossi: “Il controllo dei punti critici del Mar Rosso rappresenta una leva strategica a disposizione degli attori statali e non, per condizionare l’economia internazionale. La chiave è un approccio coordinato che coinvolga l’Europa, gli Stati Uniti e la Cina”.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se il Mar Rosso continuerà a essere un corridoio commerciale sicuro o diventerà il teatro di una nuova crisi energetica globale. La risposta potrebbe risiedere nella capacità dei leader mondiali di trovare un equilibrio tra interessi geopolitici e necessità economiche. Un equilibrio sempre più precario.