Juventus, la crisi attacca: ravanelli svela la vera necessità

La Juventus è in bilico. La difesa offensiva è un mostro ferito, un gigante che non riesce a trovare la rete. Spalletti, con la pazienza di un santo, cerca di dosificare le energie, ma la mancanza di un vero punto di riferimento è un problema strutturale, non un capriccio tattico.

Il problema non è vlahovic, ma il vuoto in attacco

L’ex attaccante, Giovanni Ravanelli, non nasconde le sue preoccupazioni. “Non basterebbe solo la conferma di Vlahovic,” dichiara con lucidità. “Storicamente c’è stata sempre una grande concorrenza lì davanti. Io tengo Zhegrova, un giocatore con la gamba giusta per fare la differenza.”

Ma Ravanelli non si ferma qui. “David ha pagato troppo il salto di qualità,” analizza con amarezza. “Un conto è giocare a Lilla, in un campionato francese senza troppa pressione, e un altro è dover fare la differenza alla Juventus. Il peso della maglia è molto più difficile da sopportare, devi avere una grande personalità. Oggi credo che la differenza tra un campione, un fuoriclasse e un giocatore normale la facciano soprattutto la personalità, il carattere e la determinazione.”

Lewandowski? un’idea troppo costosa

Lewandowski? un’idea troppo costosa

Si parla di Lewandowski, l’uomo che tutti vogliono. “Secondo me no,” risponde Ravanelli con decisione. “Manderebbe un messaggio sbagliato a tutta la tifoseria e a tutta la programmazione della Juventus. Si farebbe un passo indietro. Non perché Lewandowski non sia all’altezza o non sia bravo: è un fuoriclasse, un grande campione e lo sappiamo tutti. Ma la Juventus ha bisogno di ragazzi che hanno davanti un grande futuro e che si vogliono costruire nella Juventus, con il DNA da Juventus.”

La vera priorità: un finalizzatore

La vera priorità: un finalizzatore

“Un finalizzatore, credo che la difficoltà della Juve sia quella,” afferma Ravanelli senza mezzi termini. “È mancato per tanto tempo Vlahovic: anche lui aveva avuto delle difficoltà, ma sicuramente con Dusan al cento per cento la Juventus avrebbe avuto qualche punto in più. Spalletti ha provato in tutti i modi a far diventare la squadra più cinica davanti, perché comunque di occasioni ne crea tantissime e ha fatto anche tanti gol in queste ultime partite, però il problema è che non ha un centravanti veramente cinico e che fa la differenza. Manca un numero nove”.

Osimhen o jesus? la scelta giusta

Osimhen o jesus? la scelta giusta

“Farei di tutto per prendere Osimhen, ma so che non è facile per le diverse clausole,” ammette Ravanelli. “Di attaccanti forti ce ne sono in giro, a partire da Gabriel Jesus che, secondo me, sarebbe un attaccante da Juventus, anche se ha avuto qualche infortunio. Ce ne sono altri giovani, lo scouting dev’essere bravo a individuare il profilo migliore che può vincere qualcosa di importante in futuro.”

“Nella Juve in cui si è vinto pure la Champions era stata costruita una base di prospettiva forte, partendo da me, da Tacchinardi, da Di Livio, da Del Piero, da Porrini, da Torricelli, da Peruzzi. Cioè tutti ragazzi con grande voglia di mettersi in mostra, di costruire e meritare la maglia della Juventus. Secondo me bisogna pensare a rimettere queste basi, tralasciando gli ultra-trentacinquenni, perché è vero che un po’ di esperienza ci vuole ma servono soprattutto energia, intensità e forza fisica.”

Kean, un talento da coltivare

Kean, un talento da coltivare

“A me è sempre piaciuto Kean, che alla Juventus c’è stato,” conclude Ravanelli con un sorriso. “Forse ha avuto qualche infortunio di troppo e ha vissuto un periodo difficile del club, ma lo considero uno dei giovani che ha più prospettiva nel calcio italiano. Ha forza fisica e il portamento di chi potrebbe essere un attaccante da Juventus.”

La juventus non può permettersi un’ancora temporanea

La strada per la ricostruzione è lunga e tortuosa. Il club deve puntare su giocatori che possano dare certezze, che sappiano onorare la maglia e che, soprattutto, abbiano le carte in regola per competere ai massimi livelli. Un’operazione a sorpresa non è la soluzione. La Juventus ha bisogno di crescere, di investire nel futuro, di tornare a essere protagonista. E questo, prima di tutto, significa avere un attaccamento profondo alle proprie radici.